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Giugno 2008 Cresima
NON C’E’ VITA SENZA SPERANZA


Oggi è giusto porsi realisticamente nelle condizioni di definire, con lucidità e con profetica forza, la tragica situazione dell’uomo contemporaneo, provato dall’impotenza a porsi le giuste domande, e dall’estraneità, che non consente di condurre relazioni appaganti con gli altri suoi simili. E’ prigioniero di una delusione costitutiva, che lo rinchiude dentro le pareti dell’irrealtà. E’ Proprio in questa situazione che l’uomo è spinto a rivolgersi a Dio.
Non è certo complicato allargare l’orizzonte e vedere l’uomo d’oggi sfiduciato e stanco, nel vivere l’epoca della globalizzazione. Più avanzano i frutti del sapere scientifico e tecnologico, più si distende nell’uomo la coltre del lasciarsi vivere, e più la persona cerca di aggrapparsi a Dio magari fa fatica ad incontrarLo e riconoscere.
Non c’è malattia più devastante, per quanti hanno a che fare con la pratica del pensiero, che essere posseduti dalla “stanchezza”.
In questo stato, l’uomo, deve decidersi e non farsi incantare dal fascino delle parole, molte volte sganciate dalla realtà, ma sperimentare l’apertura ad accogliere e la forza di resistere: apertura alla Parola, cioè accoglienza del messaggio e resistenza e contrapposizione alle sollecitazioni contrarie a Dio, che non è fuga dalla realtà, ma desiderio di affidamento ad un Altro, per sfuggire al vuoto del mondo (Cf Gn 28, 10-12), come è nel significato della scala di Giacobbe, ben poggiata a terra, ma protesa verso un punto di appoggio da raggiungere per vederlo. Quel punto è la presenza di Dio e porta del cielo. “Giacobbe partì […] da Bersabea e si diresse a Carran. Capitò così in un luogo dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la cima raggiungeva il cielo ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa” (cf Gn 28,17).
Sia la scala, sia il monte Sinai, preludono alla risposta pronta dell’uomo, espressa nel proponimento, dopo l’ascolto della Torah da parte di Mosè, che “tutto quanto abbiamo sentito, lo faremo” (Es 24,3): Dio ha parlato e l’uomo ha risposto, e poi ancora: Dio ha dato il Figlio, e il Logos si è fatto carne (Gv 1,14).
Per i credenti “uno solo è il Maestro” ( Mt 23,8), non tanto, o non solo perché è l’unico a trasmettere il messaggio, il contenuto cioè di una profezia messianica, ma anche perché è il solo ad incarnare l’unità sostanziale del messaggero che ha detto: “ Io sono la via, la verità e la vita “ (Gv 14,6) offrendo Lui stesso le modalità per testimoniare la fede accolta, pensata, e praticata nella vita e nel mondo.
La sequela quindi è ricalcare orme già tracciate, nella consapevolezza che, in nome dell’unico Maestro, si può essere “guide”, che orientano, consigliano, direzionano verso la Verità. In questo stato è chiamato a vivere il cresimato che si è preparato ad accogliere in piena consapevolezza il dono di Dio, il sigillo dello Spirito Santo.
“Voglio scrivervi,(scrive il Vescovo nel suo messaggio), per comunicarvi pensieri, sentimenti e suggerimenti che vengono dal cuore. Quante cose vorrei dirvi a nome di Gesù! Sì, è proprio Lui che mi suggerisce di scrivervi. Nella nostra società va sempre più consolidandosi l'abitudine che i giovani vedono nella cresima solo un "lasciapassare" burocratico che poi servirà, eventualmente per il matrimonio, annientando così la bontà e la grazia che da questo sacramento può scaturire
Con il sacramento della Cresima Dio stesso vi guarda con fiducia così come siete e vi lancia nell'avventura del vostro diventare adulti, sostenendovi con lo Spirito Santo, cioè con il respiro di Gesù, il suo fiato, ciò di cui lui vive come Figlio di Dio e Uomo perfetto. E importante non sciupare la bellezza di questo sacramento, perché non è un tesoro fuori corso, ma una forza che vi sintonizza sulla lunghezza d'onda dello Spirito. Lasciatevi aiutare da questo Dio amorevole che oggi fa irruzione nella vostra giovinezza, spalancando i vostri cuori all'accoglienza incondizionata al bene che vi vuole, lasciandovi sedurre dal progetto salvifico di Gesù, che vi viene consegnato dalla Chiesa proprio in occasione della Cresima. Vi imploro, con il cuore in mano, non fatevi ingannare dalle false mode della vita, dall'euforia della droga e dell'alcol, dai suoni assordanti della discoteca. Evitate quelle compagnie che possono indirizzarvi in avventure senza ritorno imprigionandovi nelle maglie oscure del male.
Rendetevi docili all'azione dello Spirito così che anche la vostra giovinezza possa divenire una primavera per il mondo. Se anche dopo la cresima continuerete ad intensificare l'amicizia con Gesù, coronerete sicuramente ogni vostro più nobile ideale.
È importante, anzi essenziale per la vostra felicità, pensare, progettare e incominciare una vita da cresimati, cioè da veri cristiani, cioè da convinti e contenti discepoli di Gesù. Spero sappiate che "cresimarsi" significa, "cristizzarsi ", cioè essere resi sempre più "come" Cristo ed essere modellati a Lui.
Vi scrivo con la consapevolezza che oggi per un giovane vivere da cristiano è cosa alquanto difficile. Il contesto culturale, il panorama mediatico, offrono tutt'altro che la strada verso Cristo. La società contemporanea vi canta la canzone di una libertà senza limiti. In realtà vi nasconde le grandi domande sul senso della vita, vi considera solo un segmento di mercato sensibile, un prodotto che fa vendere e "si vende bene"; vi rinchiude dentro una nicchia di vita parallela dove il pensare è quasi superfluo. Reagite. Siate anticonformisti. Abbiate il gusto dell'indignazione contro "la comodità tranquilla e soddisfatta della menzogna" il gusto alternativo di pensare in grande, di sentirvi ed essere attori di un sogno: costruire il mondo che Dio vuole, riconciliato, fraterno, solidale, dove a nessuno è impedito di essere uomo, pienamente uomo". Fate attenzione a ciò che vi viene proposto. Quando vi prospettano parole e modi di vivere antievangelici, abbiate la forza di dire "no". Rifiutate quanto di negativo vi viene offerto e riponete la vostra creatività e il vostro entusiasmo al servizio di Cristo e del Vangelo nelle strade del mondo e nella vita della Chiesa. Mi auguro di vero cuore che qualcosa cambi nella vostra vita. I vostri parroci sperano che il certificato di cresima non sancisca l’allontanamento dalla Chiesa.” ( Messaggio del Vescovo Vincenzo Bertolone ai giovani in occasione della Cresima).

 

 


IL PARROCO
Sac. Carmine DE FRANCO
 

 

 
   

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