Eminenza Reverendissima, Signor Presidente Andreotti, Signor Sindaco, i
carissimi dottori Aldo Foscaldi e Oscar Salerni, Reverendissimo monsignor
Carmine Scaravaglione, Reverendissimi confratelli, carissimi giovani ed
amici tutti qui convenuti, mi piace esordire rileggendo un brano tratto dal
commento alle Omelie sull’Ecclesiaste di San Gregorio di Nissa: «Se l’anima
solleverà gli occhi verso il suo capo, che è Cristo, dovrà ritenersi felice
per la potenziata acutezza della sua vista, perché terrà fissi gli occhi là
dove non vi è l’oscurità del male. Colui che ha il suo occhio fisso in
Cristo, non può contemplare che splendore, su Cristo, virtù assoluta e
perfetta in ogni sua parte, e quindi sulla verità, sulla giustizia,
sull’integrità, su ogni forma di bene» .
Il pensiero di san Gregorio di Nissa orienta la mia riflessione sul tema del
bene comune e dell’impegno sociale e politico, ampiamente dibattuto anche di
recente, nel corso della Settimana Sociale dei cristiani a Pistoia e Pisa.
Il confronto continua nella nostra Diocesi, per merito dei medici cattolici,
qui numerosissimi e rappresentati dall’ottimo presidente dottor Aldo
Foscaldi, che tanto si è adoperato per rendere possibile l’appuntamento
odierno. Il mio sentito e sincero ringraziamento è rivolto anche agli
illustri relatori che con la loro testimonianza ci guideranno lungo quel
percorso di crescita interiore che, se Dio vorrà, con l’aiuto di tutti gli
uomini e le donne di buona volontà, condurrà alla creazione di una scuola di
scienze politiche e sociali, perché il bene comune e l’impegno civile non
restino solo astratti quanto nobili ideali, ma diventino nella loro pratica
attuazione il faro che illumini il cammino del popolo di Dio e, soprattutto,
delle nuove generazioni.
Misurarci con questi argomenti, del resto, è quanto mai necessario ed
attuale. Le trasformazioni profonde, nella cultura e nel costume, intercorse
in particolare dal 1968 ai giorni nostri, hanno mutato il rapporto tra i
principi fondanti dell’Italia repubblicana e le loro espressioni
legislative, sociali ed economiche. Mutilati delle radici, questi valori
sono , come ha scritto il filosofo Paul Ricoeur, “come dei fiori recisi in
un vaso” , destinati a diventare orpelli retorici ai quali la politica si
affida quando si sente in debito d’ossigeno. Se oggi, mantenendo questa
metafora, finissimo per liberarci anche del vaso che li accoglie,
nell’illusione che ognuno possa riprendersi i propri fiori per custodirli
come meglio crede, rinunciando a considerarli una indivisa eredità comune,
apriremmo le porte ad una svolta che altererebbe il profilo stesso del
nostro essere insieme....
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